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Lo stress 1

Scritto da Super User. Postato in Cardiologia

Sono stressato..., faccio una vita stressante..., Mi sono capitati vari stress, Tutta colpa dello stress!".

1Negli ultimi tempi sempre più sentiamo ripetere una parola che ci incute preoccupazione : STRESS , ma cosa è e cosa si può fare per evitare i disturbi che lo stress ci può causare Gli eventi della i vita quotidiana possono portare a mutazioni anche radicali dovute all'adattamento. Malgrado ciò, l'adattamento è un'attività complessa che si articola nella messa in atto di azioni finalistiche destinate alla gestione o soluzione dei problemi, alla luce della risposta emotiva soggettiva suscitata Originariamente il vocabolo inglese stress nasce in ambito metallurgico, non psicologico.

Se il metallo posto ad usura tende a rompersi, stress, rappresenta la capacità del metallo a reagire a fonti di usura; non quindi rottura, ma quel momento o stato di eccessiva tensione, prima della rottura. Se si considera il comportamento di una persona come la risposta agli stimoli - solitamente proposti dall'ambiente in cui la persona vive - lo stress si può definire come quella complessa risposta di difesa a determinati stimoli aspecifici (tra loro molto diversi), considerati pericolosi. Pertanto lo stress dipende sia dalla percezione della persona sulla natura degli stimoli ricevuti, sia dalla abilità con la quale tali stimoli vengono affrontati, sia pure dall’esperienza personale e dalla dotazione biologica personale.

Da ciò si può notare che lo stress non consiste, come comunemente si pensa, nel subire passivamente certe situazioni, per lo più casuali, ma in una reazione personale verso determinati eventi valutati negativamente e considerati pericolosi. Questa umana reazione, del tutto fisiologica, si accentua se le abilità messe in atto dal soggetto per affrontare e difendersi da quegli eventi interpretati negativamente risultano inadeguate. Se poi tali eventi sono pure oggettivamente pericolosi allora la risposta a tali stimoli si incrementa ulteriormente di intensità.

L'evoluzione della sindrome da adattamento avviene in tre fasi:
• Allarme, l'organismo risponde agli stressor mettendo in atto meccanismi di fronteggiamento (coping) sia fisici che mentali. Esempi sono costituiti dall'aumento del battito cardiaco, pressione sanguigna, tono muscolare ed arousal (attivazione psicofisiologica).
• Resistenza, il corpo tenta di combattere e contrastare gli effetti negativi dell'affaticamento prolungato, producendo risposte ormonali specifiche da varie ghiandole, ad es. le ghiandole surrenali.
• Esaurimento, se gli stressor continuano ad agire, il soggetto può venire sopraffatto e possono prodursi effetti sfavorevoli permanenti a carico della struttura psichica e/o somatica.
Si comprende quindi come sia necessario organizzare una metodica di risposta per contrastare le fasi negative di questa fisiologica risposta di adattamento.

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Stress 2

Scritto da Super User. Postato in Cardiologia

logociseNel precedente articolo abbiamo parlato della definizione di stress e delle fasi in cui questo meccanismo di adattamento si sviluppa , ora cercheremo di illustrare quali sono i sintomi , o i segni , che un soggetto con stress ( nella sua accezione patologica , cioè nella fase in cui compare l” esaurimento” ) può presentare.

Classicamente i sintomi possono essere suddivisi in Sintomi fisici (quali ad es Mal di testa ,dolore di schiena , sensazione di contrattura muscolare, tachicardia ,perdita di appetito, sudorazione delle mani) Sintomi comportamentali (quali ad es Digrignamento dei denti ,mangiare compulsivamente, aumento dell'uso di alcolici) Sintomi emozionali ( quali ad es facilità al pianto , enorme senso di pressione ,nervosismo, ansia, sensazione di solitudine ,senso di tensione, sentire di essere sul punto di esplodere ,infelicità senza un motivo valido ) e Sintomi cognitivi (quali ad es Problemi a pensare in maniera chiara , difficoltà nel prendere decisioni , mancanza di creatività perdita di memoria)
Come si nota questi sintomi non sono assolutamente specifici e alcuni di essi sono diffusamente presenti nella popolazione .

La diagnosi di sintomatologia da stress è quindi non facile poiché è necessario che più sintomi , e per un congruo periodo di tempo, sino presenti . Giunti ad una diagnosi di “ causa “ diventa importante comprendere cosa fare.

In tutte le manifestazioni cliniche sopra descritte è spesso possibile individuare una con-causa organica, che tuttavia non esaurisce l'etiologia del quadro patologico. La causa è sempre psico-somatica, ovvero l'insieme complesso di reazioni psicologiche ed organiche associate. E' dunque chiaro che la terapia non può rivolgersi esclusivamente alla cura di un aspetto, tralasciando l'altro.

Curare l'ipertensione - ad esempio - esclusivamente con un farmaco non produce altro risultato che quello di ridurre il sintomo grazie all'azione chimica del farmaco: una volta esaurita tale azione, l'ipertensione tornerà esattamente come prima, se non vengono affrontate le cause che l'hanno determinata.

Un terapia autentica è sempre una cura che prende in prima considerazione le cause psicologiche, organiche - e perchè no - esistenziali: è una terapia che tenta di sciogliere quell'intreccio paradossale che ha prodotto il sintomo, agendo prima di tutto nel profondo. Man mano che la cura regolarizza le dinamiche profonde, anche i sintomi più esteriori andranno scomparendo.

Lo stress - come ogni altro quadro patologico - è un messaggio del nostro corpo: va ascoltato ed accolto. Solo così la persona potrà imparare a conoscere il messaggio profondo che la malattia vuole comunicargli e certamente potrà fare un passo avanti in direzione non solo della propria guarigione ma anche della propria evoluzione personale.

Si comprende quindi che , in caso di situazione evoluta ,sarà importante il supporto qualificato di uno psicoterapeuta , mentre in casi più lievi potrebbe anche essere sufficiente una “ rivalutazione “ delle proprie priorità con alcune modifiche sugli stili di vita imparando a “ riappropriarsi “ dei propri spazi.

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Cardiologia: Prevenire più che curare...

Scritto da Super User. Postato in Cardiologia

prevenzioneAbbiamo sentito parlare tante volte di prevenzione che forse, per una “controrisposta “ perdiamo quasi interesse a questo importantissimo concetto basilare per mantenere o raggiungere il benessere. Prevenire vuol dire intervenire sui fattori di rischio, l’ambito cardiovascolare è quello in cui maggiormente si è studiato.

I fattori di rischio sono quelle caratteristiche (abitudini e stile di vita, esposizione ambientale, genetica) che, se presenti in un soggetto esente da manifestazioni cliniche della malattia, predicono la probabilità di ammalare in un certo periodo di tempo. Sono causati soprattutto dall’esposizione a comportamenti e stili di vita non salutari: alimentazione non corretta, abitudine al fumo, inattività fisica. Del resto sempre più , ed anche nell’ultima stesura del recente Decreto “ Balduzzi “ sulla sanità è stato dato un peso di estrema rilevanza alla “ guerra” ai fattori di rischio.

Anche l’approccio basato sulla diagnosi precoce (forma questa definita prevenzione secondaria) o sulla terapia con farmaci non può prescindere dal correggere abitudini alterate Gli studiosi della materia hanno definito con precisione i livelli d e le definizioni dei fattori di rischio suddividendoli

in FATTORI NON MODIFICABILI e MODIFICABILI.

Come si vede alcuni fattori di rischio sono detti NON MODIFICABILI quali

• età: il rischio aumenta progressivamente con l'avanzare dell'età
• sesso maschile: gli uomini sono più a rischio delle donne. Nella donna il rischio aumenta sensibilmente dopo la menopausa
• familiarità: parenti con eventi cardiovascolari in età giovanile (meno di 55 anni negli uomini e di 65 nelle donne).

E FATTORI MODIFICABILI

• Ipertesione: pressione arteriosa sistolica maggiore di 140 mmHg e/o diastolica superiore a 90 mmHg
• Ipercolesterolemia: valore di colesterolemia superiore a 200 mg/dl 
• Diabete: glicemia ≥126 mg/dl.

Sindrome metabolica: presenza di tre o più delle seguenti componenti:

• obesità centrale (circonferenza vita >102 cm negli uomini e >88 cm nelle donne) 
• alterata regolazione della glicemia (glicemia a digiuno ≥110 mg/dl) o pregressa diagnosi di diabete
• trigliceridemia elevata (≥150 mg/dl)
• colesterolemia - HDL bassa (<40 mg/dl negli uomini e <50 mg/dl nelle donne)
• pressione arteriosa elevata (≥130/85 mmHg) o in trattamento antipertensivo.
Abitudine al fumo: viene considerato fumatore chi fuma anche solo una sigaretta al giorno, a settimana o al mese; non fumatori ed ex fumatori sono considerate quelle persone che hanno smesso di fumare da almeno un anno.
Sovrappeso: indice di massa corporea 25,0-29,9 Kg/m².( l’indice di massa corporea- IMC- si calcola dividendo il valore il peso in Kgr per altezza( in m) al quadrato )
Obesità: indice di massa corporea (IMC) ≥ 30 Kg/m².

Adiposità addominale:
• circonferenza vita > 102 cm negli uomini e 88 cm nelle donne pancia-gonfia
• rapporto vita/fianchi > 0,95 negli uomini e 0,85 nelle donne.
Sedentarietà: riguarda la sedentarietà nel tempo libero e nell’attività lavorativa.
Su questi ultimi possiamo agire , Come?
• Smettendo di fumare.
Il fumo, dopo l’età, è il fattore più importante nell’aumento del rischio cardiovascolare. Già dopo pochi anni dall’aver smesso, il rischio cardiovascolare si riduce in modo rilevante. È dannoso sia il fumo attivo che quello passivo.
• Seguendo una sana alimentazione.
Un’alimentazione varia che prevede un regolare consumo di pesce (almeno 2 volte alla settimana), un limitato consumo di grassi di origine animale (carne, burro, formaggi, latte intero), povera di sodio (contenuto nel sale) e ricca di fibre (verdura, frutta, legumi) mantiene a un livello favorevole la colesterolemia e la pressione arteriosa.
• Svolgendo attività fisica.
L’esercizio fisico regolare rafforza il cuore e migliora la circolazione del sangue. Non è necessario fare sport o svolgere attività particolarmente faticose: è sufficiente camminare per 30 minuti al giorno e, se possibile, salire le scale a piedi.
• Controllando il peso.
Il peso è strettamente collegato al tipo di alimentazione e all’attività fisica svolta: il giusto peso deriva dal giusto equilibrio tra le calorie introdotte con l’alimentazione e quelle spese con l’attività fisica.

Serve impegno , ma certamente ne varrà la pena !

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